Nella storia della musica ci sono artisti che vengono ricordati per ciò che hanno creato e altri che ancora prima di essere ascoltati, vengono trasformati in un’immagine. Nico appartiene a entrambe le categorie, ma la sua storia è soprattutto quella di una donna che ha cercato di liberarsi dell’immagine che gli altri avevano costruito intorno a lei.
Quando entra nell’universo dei Velvet Underground, Nico porta con sé un
volto che sembra appartenere al cinema europeo, una bellezza fredda e quasi
irreale e una voce profonda, distante dalle convenzioni della musica pop. Andy
Warhol comprende immediatamente il potere di quell’immagine e la inserisce nel
mondo della Factory, accanto a Lou Reed e John Cale.
Ma proprio quella bellezza, che avrebbe dovuto essere un privilegio,
diventa anche una gabbia.
Uno stimolo a scrivere questo mio nuovo articolo me lo ha dato la
lettura di “Nico, la biografia” di Jennifer Otter Bickerdike per la traduzione
di Claudio Chianura, che dire coinvolgente è dir poco. Certo, chi scrive è
appassionato del mondo dei Velvet Underground e di Lou Reed da tempi andati e
quindi potremmo essere anche un po’ di parte.
Ma vi dico subito che così non sarà per voi lettori che vi accingete a
leggere questo mio articolo qui sul mio Substack
Nico e i Velvet Underground
Nico entra nel progetto dei Velvet Underground per volontà di Andy
Warhol, che la vuole accanto alla band nel suo universo artistico della Factory
scatenando un po’ di malumore tra gli altri componenti vale a dire Lou Reed,
John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker che si vedono catapultare nel
proprio mondo la bionda bellezza. L’idea però di essere sotto l’ala protettrice
di Wharol è così convincente che alla fine, anche per tutti gli altri
componenti dei VU, il risultato è davvero importante tant’è che da questa
collaborazione nasce The Velvet Underground & Nico, pubblicato nel
1967.
La sua presenza, tuttavia, è particolare: Nico non è la voce principale
dell’intero disco come forse qualcuno desiderava (Wharol) ma la maggior parte
delle canzoni è cantata da Lou Reed mentre, Nico, interpreta invece tre brani
comunque fondamentali dell’album e partecipa vocalmente anche a Sunday
Morning.
Le tre canzoni in cui Nico canta come voce principale sono: Femme
Fatale, All Tomorrow’s Parties, I’ll Be Your Mirror. A queste si
aggiunge poi Sunday Morning, dove la sua presenza vocale è nei cori.
Quindi sono soltanto tre le canzoni che Nico canta, ma bastano a
rendere la sua presenza nel disco assolutamente riconoscibile.
Femme Fatale: la donna trasformata in un’immagine
La prima è Femme Fatale, scritta da Lou Reed. Il titolo
significa letteralmente “donna fatale”: una figura femminile affascinante,
seducente e pericolosa che richiama ad una immagine antica, costruita spesso
dallo sguardo maschile. Ed è Lou Reed che la scrive pensando a lei.
Nico sembra quasi incarnare perfettamente questo stereotipo: è
bellissima, misteriosa, distante, ma la sua voce cambia completamente la
percezione del personaggio perché non canta come una tradizionale cantante pop.
La sua voce è fredda, profonda, quasi impassibile. Non sembra voler conquistare
l’ascoltatore: sembra piuttosto osservarlo da lontano.
Ed è qui che nasce il paradosso di Nico: interpreta una donna
trasformata in un’immagine, mentre lei stessa sta diventando un’immagine nelle
mani di Warhol e del pubblico.
All Tomorrow’s Parties: dietro la festa
La seconda canzone è All Tomorrow’s Parties, una delle
composizioni più importanti di Lou Reed nell’album. Il brano racconta di una
donna che sembra vivere attraverso gli abiti, le feste e le aspettative degli
altri. Dietro il mondo elegante e mondano, però, emerge una profonda solitudine
e la voce di Nico rende questa contraddizione ancora più evidente.
La sua interpretazione è distante, quasi ipnotica, con la musica di
John Cale che con il suo caratteristico uso del pianoforte e degli elementi
ripetitivi, costruisce un’atmosfera sospesa.
La donna della canzone sembra appartenere al mondo delle feste, ma
contemporaneamente esserne esclusa.
È una sensazione che ritroviamo nella stessa figura di Nico: presente
sulla scena e allo stesso tempo separata da essa.
La terza canzone è I’ll Be Your Mirror e qui il tono cambia
completamente. Dopo la donna fatale e la figura malinconica di All
Tomorrow’s Parties, Nico interpreta una canzone molto più intima, nella
quale emerge l’idea di essere lo specchio dell’altra persona, qualcuno capace
di mostrarle ciò che non riesce a vedere da sola.
La sua voce, invece di risultare semplicemente “bella”, diventa fragile
e straniante è questo è forse uno dei momenti in cui Nico appare più vicina
all’ascoltatore
E poi c’è Sunday Morning, che apre l’album; il brano è cantato
principalmente da Lou Reed, ma Nico partecipa ai cori.
È una presenza più discreta rispetto alle tre canzoni in cui è
protagonista, ma contribuisce all’atmosfera sospesa del brano.
La cosa interessante è che Sunday Morning sembra inizialmente
una canzone dolce e tranquilla, ma il testo parla di inquietudine e paranoia.
È una caratteristica tipica dei Velvet Underground: la bellezza della
musica nasconde spesso qualcosa di oscuro.
Le altre canzoni dell’album
Per comprendere davvero il ruolo di Nico bisogna anche ricordare ciò
che non canta: nell’album troviamo brani fondamentali come I’m Waiting for
the Man, Venus in Furs, Run Run Run, Heroin, There
She Goes Again, The Black Angel’s Death Song ed European Son:
qui la voce principale è quella di Lou Reed. Ciò però non distoglie lo sguardo
da una presenza, quella di Nico, che è resa ancora più interessante nell’album.
Non è la cantante dell’intero gruppo. È una figura che appare in
momenti precisi, quasi come una presenza estranea che attraversa l’album con la
sua voce per interrompere il flusso abituale della band e introdurre un’altra
dimensione: più europea, più teatrale, più malinconica.
E c’è poi il tributo che dopo la morte di Nico le venne dedicato da Lou
Reed nel Live album Animal Serenade del 24 giugno 2003.
Dalla musa all’artista
Il problema è che il successo dell’immagine di Nico rischia di oscurare
la musica della band e di Reed in particolare. Per Warhol Nico è una presenza
perfetta per la Factory mentre per il pubblico è la bellissima ragazza bionda
accanto ai Velvet Underground.
Ma Nico vuole andare oltre. Dopo l’esperienza con la band intraprende
una carriera solista e pubblica Chelsea Girl nel 1967. Successivamente
arriveranno album molto più personali e sperimentali, come The Marble Index
e Desertshore.
Qui la Nico artista prende definitivamente il posto della Nico-musa, la
sua musica diventa più oscura, più radicale, più lontana dal rock tradizionale
ma allo stesso tempo la musa dei Velvet Underground viene intrappolata dalla
sua stessa bellezza. Ecco dove sta il vero punto centrale della storia di Nico,
è quella esilarante bellezza che le appartiene.
Nico possedeva una bellezza straordinaria, ma quella bellezza rischiava
di diventare una definizione: gli altri vedevano una modella, Warhol vedeva
un’icona ed il pubblico vedeva una donna misteriosa.
Ma dietro quell’immagine c’era un’artista che voleva costruire una
propria identità musicale.
Per questo le tre canzoni che Nico canta con i Velvet Underground sono
così importanti perché: in Femme Fatale è l’immagine della donna
pericolosa; in All Tomorrow’s Parties è la donna sola dietro il glamour;
in I’ll Be Your Mirror è una presenza intima e fragile.
E in Sunday Morning, quasi nascosta dietro Lou Reed, è una voce
che contribuisce a creare quell’atmosfera inquieta e sospesa che rende unico il
disco.
Nico resterà per sempre associata alla copertina con la banana di
Warhol e al mito dei Velvet Underground. Ma ascoltare soltanto la sua immagine
significa fermarsi alla superficie.
La sua vera storia comincia quando si ascolta quella voce, una voce
profonda, fredda, malinconica, una voce che non ha mai cercato di essere
rassicurante, una voce che, forse più di qualsiasi fotografia, racconta la
donna che si nascondeva dietro l’icona.
Questa versione di lei rende quindi molto più chiaro il rapporto tra
Nico e le singole canzoni, senza attribuirle alla fine ed erroneamente brani
cantati da Lou Reed.
L’altra Nico: gli amori impossibili
Ma esiste un’altra Nico, quella che spesso scompare dietro la
fotografia della bellissima ragazza bionda della Factory.
È la Nico degli amori complicati, delle passioni brevi e dei rapporti
con uomini che appartenevano a mondi completamente diversi dal suo. Alain
Delon, Brian Jones, Jim Morrison, Bob Dylan, Lou Reed e, più tardi, Philippe
Garrel e altri artisti che attraverseranno la sua vita lasciando tracce
diverse.
Raccontarla soltanto attraverso questi uomini, però, sarebbe un errore
perché in molti di questi rapporti Nico non appare come una semplice musa. Al
contrario, emerge una donna inquieta, indipendente, sessualmente libera per la
sua epoca e spesso incapace, o forse non interessata a vivere l’amore secondo
le regole convenzionali.
Alain Delon: l’amore, il figlio e il rifiuto
La storia con Alain Delon è probabilmente la più drammatica.
Nico e Delon si conobbero alla fine degli anni Cinquanta ed ebbero una
relazione. Nel 1962 nacque il figlio Christian Aaron Boulogne, che Nico chiamò
Ari.
Nico sostenne sempre che Delon fosse il padre ma l’attore, tuttavia,
non riconobbe mai legalmente il figlio, che venne cresciuto dalla stessa madre
di Delon e dal suo secondo marito. Delon ammise di aver avuto una relazione con
Nico, ma non riconobbe la paternità.
È una vicenda che sembra uscita da un romanzo: una donna bellissima, un
attore all’apice della sua ascesa, un figlio e un legame che rimane irrisolto
per tutta la vita.
E forse qui si trova già una delle caratteristiche della Nico privata: l’amore,
nella sua vita, raramente coincide con la stabilità.
Brian Jones: sesso, musica e autodistruzione
A Londra, nel cuore della scena musicale degli anni Sessanta, Nico
incrociò la strada di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones. Era un periodo
di ricerca e di cambiamenti, in cui Nico cercava ancora il proprio spazio nel
mondo della musica. L’incontro con Jones si rivelò decisivo: oltre a diventare
una presenza importante nella sua vita privata, Jones contribuì a darle
l’opportunità di entrare professionalmente nel mondo discografico, aiutandola a
ottenere un contratto e prendendo parte alla sua prima incisione. Tra i due
nacque anche una relazione sentimentale, destinata a intrecciarsi con una fase
fondamentale degli esordi artistici di Nico.
La loro storia appartiene a quella Londra degli anni Sessanta in cui
musica, sesso, droghe e trasgressione si mescolavano continuamente. Nico, però,
non era semplicemente una delle tante figure femminili che orbitavano intorno
alle rock star, e questo accadeva perchè lei possedeva una personalità molto
forte.
Una testimonianza riportata da Internazionale descrive il modo
in cui Nico ricordava Jones: affascinante, ma anche inquietante, segnato dalla
dipendenza dalle droghe e dalla fragilità.
Questo è un dettaglio importante perché restituisce una Nico molto
diversa dalla femme fatale delle fotografie e cioè non è soltanto la donna che
seduce il musicista, è una donna che osserva, giudica, sceglie e spesso sembra
avere nei confronti degli uomini una posizione quasi paritaria.
Con Jim Morrison per una Wuthering Heights
Con Jim Morrison la storia diventa ancora più interessante. Il loro
rapporto è stato raccontato come un amore, un’amicizia molto intensa e una
relazione tempestosa. Le testimonianze e le biografie non sono sempre concordi
sulla sua precisa natura, ma è certo che Morrison ebbe un’importanza enorme
nella trasformazione artistica di Nico. Morrison la incoraggiò a scrivere le
proprie canzoni e a trovare un modo per accompagnarsi da sola e per Nico fu una
svolta.
Nico comprò un harmonium e cominciò a costruire una musica
completamente sua; non doveva più essere semplicemente la voce femminile dei
Velvet Underground o la musa di qualcun altro, poteva diventare finalmente
autrice ed è forse questo il significato più profondo del rapporto con
Morrison.
Altri uomini avevano desiderato Nico ma Morrison, invece, contribuì a
farle scoprire quello che poteva essere.
Bob Dylan: un’altra leggenda
Anche Bob Dylan entrò nel suo universo.
Le fonti ricordano un breve rapporto tra i due e soprattutto il fatto
che Dylan le diede una delle sue canzoni, I’ll Keep It with Mine, poi
inserita nell’album Chelsea Girl.
Ancora una volta Nico si trova al centro di un mondo dominato da uomini
che stanno cambiando la musica contemporanea, ma c’è un particolare
significativo: Nico non rimane soltanto la destinataria delle loro attenzioni,
nico assorbe qualcosa da ciascuno di loro e lentamente costruisce una propria
identità.
Lou Reed: desiderio e conflitto
E naturalmente c’è Lou Reed. Tra Nico e Reed ci fu anche una
breve relazione, dentro il rapporto già complicato che li univa
professionalmente nei Velvet Underground.
Ma tra i due esisteva una forte tensione artistica e personale perché
Reed rappresentava la parola, la provocazione, la città mentre Nico
rappresentava qualcosa di diverso: una voce estranea, europea, profonda e quasi
glaciale.
La loro relazione non poteva essere facilmente separata dalla rivalità
e dalle tensioni all’interno della band, ed è significativo che, dopo
l’esperienza con i Velvet Underground, Nico inizi a cercare una strada
completamente autonoma
Intanto nel prossimo video si vede una Nico che segue con lo sguardo
colui che è anche stato uno dei suoi amanti, compagno nei Velvet Underground
che canta una di quelle canzoni composte in quel periodo e che poi sarebbero
entrate nell’album Berlin.
Philippe Garrel: la Nico più adulta e più oscura
Negli anni Settanta entra nella sua vita il regista francese Philippe
Garrel ma questo è un periodo molto diverso da quello della Factory.
La Nico degli anni Sessanta era stata una modella, una musa, una
presenza accanto alle rock star, mentre la Nico degli anni Settanta è invece
sempre più immersa nella propria musica, nella sperimentazione e in una vita
segnata anche dalla dipendenza dall’eroina.
La relazione con Garrel coincide con una fase importante della sua
trasformazione artistica e personale. Le fonti riportano anche il racconto di
Nico secondo cui avrebbe iniziato a fare uso di eroina proprio durante quella
relazione, anche se questo aspetto va trattato con cautela perché le
testimonianze biografiche non sono sempre uniformi.
Una donna che non voleva appartenere a nessuno
È facile guardare questa successione di nomi, Delon, Jones, Morrison,
Dylan, Reed, Garrel e costruire il ritratto della femme fatale che passa da un
uomo famoso all’altro.
Ma sarebbe la lettura più superficiale; Nico stessa sembrava
insofferente verso l’idea di essere definita attraverso gli uomini della sua
vita. La sua storia sentimentale è affascinante, certo, ma ciò che la rende
davvero particolare è il rapporto tra queste esperienze e la sua trasformazione
artistica.
Ogni volta che sembra diventare la musa di qualcuno, Nico cerca una via
d’uscita; da modella diventa attrice, da attrice diventa cantante, da cantante
dei Velvet Underground diventa autrice, dDa icona di Warhol diventa l’artista
oscura di The Marble Index e Desertshore.
La vera ribellione di Nico non fu amare uomini impossibili. Fu
riuscire, alla fine, a non appartenere artisticamente a nessuno di loro.
E forse è proprio questa la Nico che vale la pena raccontare; non
soltanto la bellissima donna desiderata dalle rock star, ma la donna che,
dietro quella bellezza, cercava disperatamente una voce che fosse soltanto sua.
Nico è diventata “icon”, un’icona, già prima di quel pomeriggio fatale del 17 luglio 1988, quando a Ibiza cade dalla bicicletta battendo la testa per finire poi in un ospedale a morire.
