Si chiamano radio che hanno nei palinsesti di tutto, anche il rock, ma spesso trasmettono una versione del rock talmente selezionata da sembrare quasi innocua. Il problema non è la musica commerciale: è aver trasformato un genere nato per rompere gli schemi in una playlist che non vuole più correre rischi.
C’è una scena che si ripete ogni giorno:
accendi una radio, parte un grande classico, poi un altro, poi un pezzo che
conosci già, poi un artista contemporaneo, ma rigorosamente abbastanza famoso
da non mettere in difficoltà nessuno.
Passa un’ora e improvvisamente ti rendi
conto che quella radio potrebbe andare avanti per giorni senza farti incontrare
un solo artista che non conosci, anche quelli rock che sono sempre gli stessi.
A quel punto viene da chiedersi: ma
questa è davvero una radio che trasmette anche rock o è una radio che trasmette
le canzoni rock che tutti conoscono già?
Il rock, quando diventa innocuo
Il paradosso è enorme; il rock è nato come musica di rottura mettendo in discussione convenzioni, linguaggi, comportamenti e formule consolidate. Ha generato sottogeneri, contaminazioni e sperimentazioni poi, ha preso il blues, il jazz, il folk, l’elettronica, la musica classica e li ha trasformati.
Ha prodotto musica aggressiva, politica,
psichedelica, malinconica, rumorosa, cerebrale, minimale, sperimentale.
Eppure, una parte della radio
contemporanea sembra aver ridotto tutto questo a una formula molto più
semplice: chitarre + ritornello + artista conosciuto = rock.
È comprensibile dal punto di vista
commerciale, ma culturalmente è un impoverimento.
Non è colpa delle canzoni famose, sia
chiaro, nessuno sta dicendo che i grandi classici debbano sparire.
Una canzone dei Led Zeppelin rimane una
canzone dei Led Zeppelin anche se è stata trasmessa un milione di volte.
Il problema nasce quando il conosciuto
diventa l’unico criterio di selezione, perché a quel punto non stiamo più
parlando di una radio che racconta il rock. Stiamo parlando di una radio che
utilizza il rock come linguaggio commerciale riconoscibile.
E le due cose sono molto diverse,
infatti ill rischio zero non produce scoperta.
Una radio commerciale deve certamente
preoccuparsi degli ascolti, ma c’è una conseguenza inevitabile quando il
principio dominante diventa “non facciamo scappare l’ascoltatore”.
Si smette di rischiare e senza rischio
non c’è scoperta.
Un brano sconosciuto può essere
difficile, può avere una durata insolita, può non avere il ritornello al
trentacinquesimo secondo, può cambiare ritmo, può essere rumoroso, può essere
lento, può essere strano, può persino non piacere immediatamente.
Ma proprio questa imprevedibilità è
spesso ciò che rende interessante la musica.
Se la eliminiamo completamente,
otteniamo una programmazione perfettamente efficiente e perfettamente
prevedibile.
Il paradosso della
radio che non vuole il rock “evoluto”
Ed è qui che il termine “rock” rischia di diventare
quasi un’etichetta pubblicitaria.
Una radio può definirsi rock trasmettendo
prevalentemente artisti affermati e grandi successi, nulla di illegittimo, ma
dovrebbe essere chiaro che quello non è il rock. È una selezione del rock, una
selezione costruita sulla riconoscibilità dell’ascolto.
Perché il vero problema non è che una radio
trasmetta gli AC/DC, i Queen o i Nirvana; è che magari, dopo gli AC/DC, i Queen
e i Nirvana, non ci sia quasi mai spazio per qualcuno che l’ascoltatore non ha
mai sentito nominare. E allora la radio smette di essere una porta d’ingresso
verso la musica diventando una stanza in cui ascoltiamo continuamente ciò che
già conosciamo.
Ma allora chi deve scoprire la musica nuova?
Qui c’è una domanda scomoda per le radio: “se anche
le radio musicali rinunciano alla scoperta, chi dovrebbe farla? Gli algoritmi
delle piattaforme di streaming? I social? Le playlist automatiche? Gli utenti
stessi?”
Paradossalmente, abbiamo oggi accesso a più musica
che in qualsiasi altra epoca e, contemporaneamente, rischiamo di ascoltare una
quantità relativamente piccola di musica suggerita dai nostri stessi gusti.
L’algoritmo ci conosce, la radio conosce il suo
pubblico, le playlist conoscono le nostre abitudini. E tutti hanno un incentivo
a proporci qualcosa che probabilmente ci piacerà già.
Ma la scoperta musicale, per sua natura, nasce anche
dall’incontro con qualcosa che non avevamo previsto.
Il vero problema non è la musica considerata
commerciale, è facile cadere nella tentazione di dire: “La musica commerciale
fa schifo.”
Ma sarebbe una semplificazione perché esistono
canzoni commerciali straordinarie e soprattutto, essere popolari non significa
essere artisticamente inferiori.
La questione è molto più interessante perché il
problema nasce quando il successo diventa una condizione necessaria per poter
essere ascoltati, perché in quel momento la radio non contribuisce più a creare
il successo, si limita a registrarlo e trasmetterlo.
E una radio che trasmette musica
potrebbe fare molto di più; potrebbe dare una possibilità ad un artista prima
che diventi famoso, potrebbe mettere in contatto il pubblico con una scena
musicale che non conosce, potrebbe far passare un brano difficile accanto a uno
immediato e potrebbe dire all’ascoltatore: “Non so se ti piacerà, ma
ascoltalo.”
Quella frase, forse, è una delle cose
più rock che una radio possa ancora dire perché il rock non dovrebbe essere
addomesticato, il rock non ha bisogno di essere elitario.
Il rock in radio, quello diverso dal
mainstream, dovrebbe essere sempre trasmesso in radio perché ha la capacità di
sorprendere.
Se ogni brano deve essere immediatamente
riconoscibile, ogni artista deve essere già affermato, ogni struttura
prevedibile e ogni scelta compatibile con le aspettative del pubblico, allora
possiamo continuare a chiamarla radio rock.
Ma abbiamo perso qualcosa; non il rock,
ma la sua funzione di scoperta.
E forse è questa la vera domanda che
dovremmo fare alle radio che si definiscono rock:
non “perché non trasmettete tutto?”
sarebbe impossibile; ma: “Perché non provate, ogni tanto, a farci ascoltare
qualcosa che non sapevamo di voler ascoltare?”
Perché il giorno in cui una radio smette completamente di correre questo rischio, può continuare a trasmettere rock. Ma forse ha smesso di comportarsi come il rock.
