venerdì 16 ottobre 2026

Il rock è morto in radio? No è stato addomesticato.


Si chiamano radio che hanno nei palinsesti di tutto, anche il rock, ma spesso trasmettono una versione del rock talmente selezionata da sembrare quasi innocua. Il problema non è la musica commerciale: è aver trasformato un genere nato per rompere gli schemi in una playlist che non vuole più correre rischi.

C’è una scena che si ripete ogni giorno: accendi una radio, parte un grande classico, poi un altro, poi un pezzo che conosci già, poi un artista contemporaneo, ma rigorosamente abbastanza famoso da non mettere in difficoltà nessuno.

Passa un’ora e improvvisamente ti rendi conto che quella radio potrebbe andare avanti per giorni senza farti incontrare un solo artista che non conosci, anche quelli rock che sono sempre gli stessi.

A quel punto viene da chiedersi: ma questa è davvero una radio che trasmette anche rock o è una radio che trasmette le canzoni rock che tutti conoscono già?

Il rock, quando diventa innocuo

Il paradosso è enorme; il rock è nato come musica di rottura mettendo in discussione convenzioni, linguaggi, comportamenti e formule consolidate. Ha generato sottogeneri, contaminazioni e sperimentazioni poi, ha preso il blues, il jazz, il folk, l’elettronica, la musica classica e li ha trasformati.

Ha prodotto musica aggressiva, politica, psichedelica, malinconica, rumorosa, cerebrale, minimale, sperimentale.

Eppure, una parte della radio contemporanea sembra aver ridotto tutto questo a una formula molto più semplice: chitarre + ritornello + artista conosciuto = rock.

È comprensibile dal punto di vista commerciale, ma culturalmente è un impoverimento.

Non è colpa delle canzoni famose, sia chiaro, nessuno sta dicendo che i grandi classici debbano sparire.

Una canzone dei Led Zeppelin rimane una canzone dei Led Zeppelin anche se è stata trasmessa un milione di volte.

Il problema nasce quando il conosciuto diventa l’unico criterio di selezione, perché a quel punto non stiamo più parlando di una radio che racconta il rock. Stiamo parlando di una radio che utilizza il rock come linguaggio commerciale riconoscibile.

E le due cose sono molto diverse, infatti ill rischio zero non produce scoperta.

Una radio commerciale deve certamente preoccuparsi degli ascolti, ma c’è una conseguenza inevitabile quando il principio dominante diventa “non facciamo scappare l’ascoltatore”.

Si smette di rischiare e senza rischio non c’è scoperta.

Un brano sconosciuto può essere difficile, può avere una durata insolita, può non avere il ritornello al trentacinquesimo secondo, può cambiare ritmo, può essere rumoroso, può essere lento, può essere strano, può persino non piacere immediatamente.

Ma proprio questa imprevedibilità è spesso ciò che rende interessante la musica.

Se la eliminiamo completamente, otteniamo una programmazione perfettamente efficiente e perfettamente prevedibile.

Il paradosso della radio che non vuole il rock “evoluto”

 

Ed è qui che il termine “rock” rischia di diventare quasi un’etichetta pubblicitaria.

Una radio può definirsi rock trasmettendo prevalentemente artisti affermati e grandi successi, nulla di illegittimo, ma dovrebbe essere chiaro che quello non è il rock. È una selezione del rock, una selezione costruita sulla riconoscibilità dell’ascolto.

Perché il vero problema non è che una radio trasmetta gli AC/DC, i Queen o i Nirvana; è che magari, dopo gli AC/DC, i Queen e i Nirvana, non ci sia quasi mai spazio per qualcuno che l’ascoltatore non ha mai sentito nominare. E allora la radio smette di essere una porta d’ingresso verso la musica diventando una stanza in cui ascoltiamo continuamente ciò che già conosciamo.

Ma allora chi deve scoprire la musica nuova?

Qui c’è una domanda scomoda per le radio: “se anche le radio musicali rinunciano alla scoperta, chi dovrebbe farla? Gli algoritmi delle piattaforme di streaming? I social? Le playlist automatiche? Gli utenti stessi?”

Paradossalmente, abbiamo oggi accesso a più musica che in qualsiasi altra epoca e, contemporaneamente, rischiamo di ascoltare una quantità relativamente piccola di musica suggerita dai nostri stessi gusti.

L’algoritmo ci conosce, la radio conosce il suo pubblico, le playlist conoscono le nostre abitudini. E tutti hanno un incentivo a proporci qualcosa che probabilmente ci piacerà già.

Ma la scoperta musicale, per sua natura, nasce anche dall’incontro con qualcosa che non avevamo previsto.

Il vero problema non è la musica considerata commerciale, è facile cadere nella tentazione di dire: “La musica commerciale fa schifo.”

Ma sarebbe una semplificazione perché esistono canzoni commerciali straordinarie e soprattutto, essere popolari non significa essere artisticamente inferiori.

La questione è molto più interessante perché il problema nasce quando il successo diventa una condizione necessaria per poter essere ascoltati, perché in quel momento la radio non contribuisce più a creare il successo, si limita a registrarlo e trasmetterlo.

E una radio che trasmette musica potrebbe fare molto di più; potrebbe dare una possibilità ad un artista prima che diventi famoso, potrebbe mettere in contatto il pubblico con una scena musicale che non conosce, potrebbe far passare un brano difficile accanto a uno immediato e potrebbe dire all’ascoltatore: “Non so se ti piacerà, ma ascoltalo.”

Quella frase, forse, è una delle cose più rock che una radio possa ancora dire perché il rock non dovrebbe essere addomesticato, il rock non ha bisogno di essere elitario.

Il rock in radio, quello diverso dal mainstream, dovrebbe essere sempre trasmesso in radio perché ha la capacità di sorprendere.

Se ogni brano deve essere immediatamente riconoscibile, ogni artista deve essere già affermato, ogni struttura prevedibile e ogni scelta compatibile con le aspettative del pubblico, allora possiamo continuare a chiamarla radio rock.

Ma abbiamo perso qualcosa; non il rock, ma la sua funzione di scoperta.

E forse è questa la vera domanda che dovremmo fare alle radio che si definiscono rock:

non “perché non trasmettete tutto?” sarebbe impossibile; ma: “Perché non provate, ogni tanto, a farci ascoltare qualcosa che non sapevamo di voler ascoltare?”

Perché il giorno in cui una radio smette completamente di correre questo rischio, può continuare a trasmettere rock. Ma forse ha smesso di comportarsi come il rock.