mercoledì 23 settembre 2026

Quando mi innamorai di Rock ’n’ Roll Animal

 


Ci sono dischi che sono come un uragano, ti stravolgono e ti stendono e a nulla serve farti cambiare idea!


Ci sono dischi che ascolti e ce ne sono alcuni che senza che tu te ne

accorga, entrano nella tua vita e finiscono per diventare parte della tua memoria, spesso anche parte di te stesso e di tanti ri-ascolti. Per me è successo con tanti dischi, forse per quello che faccio, ma con “Rock ’n’ Roll Animal” di Lou Reed è stato diverso, troppo, quasi un amplesso sonoro!

È stato il primo live di Lou Reed che ho ascoltato, e forse è proprio per questo che il ricordo è sempre così forte. Ho riscoperto un Reed diverso da quello che scriveva per i Velvet Underground e, qui, in “Rock’n’Roll Animal” è avvenuto attraverso un concerto che sembrava arrivare direttamente addosso, per scuoterti, per dire che lui è il vero animale rock!

Il disco comincia con “Intro / Sweet Jane” e già quelle prime chitarre mi catturarono. Steve Hunter e Dick Wagner sembrano aprire lentamente una porta, e quando arriva Lou Reed ho la sensazione che tutto prenda vita. Sweet Jane ha qualcosa di luminoso e malinconico insieme: è energia, ma anche nostalgia ed è anche vita, la vita della New York più puttana e profonda. È come scoprire improvvisamente che una canzone può contenere un mondo intero, il mondo iper contraddittorio e sconsolatorio della New York dei diseredati, tossico e spacciatore.

E proprio quando pensi di aver trovato il ritmo, arriva “Heroin”, un pezzo con cui l’emozione cambia completamente. La sicurezza lascia spazio all’inquietudine. Il tempo rallenta, la musica sembra respirare, e io mi ritrovo dentro una canzone che non cerca di rassicurarti. Heroin trasmette una sensazione difficile da spiegare: attrazione e disagio nello stesso momento. E’ come guardare qualcosa di pericoloso senza riuscire a distogliere gli occhi.

Quando arriva invece “White Light / White Heat”, quella tensione finalmente esplode. Sembra di uscire improvvisamente da una stanza buia e ritrovarsi sotto una luce accecante perché il brano porta con sé tutta la furia dei Velvet Underground, ma qui viene amplificata dalla potenza della band. È un momento quasi fisico: non lo ascolti soltanto, lo senti addosso, ti scuote, ti rompe…quasi quasi ti scopa!

Dopo tanta energia arriva “Lady Day”, e l’emozione cambia ancora. Qui Lou Reed torna a raccontare, a costruire atmosfere e personaggi; è una pausa solo apparente, perché sotto la superficie rimane quella sensazione di inquietudine che accompagna tutto il disco. È come se, dopo essere stato travolto dal rumore, hai finalmente il tempo di fermarti e guardare quello che hai dentro.

E poi, quando arriva “Rock & Roll”, tutto acquista un senso.

Dopo la malinconia di Sweet Jane, l’oscurità di Heroin, l’esplosione di White Light / White Heat e la narrazione di Lady Day, arriva la liberazione.

Rock & Roll non è soltanto il titolo del brano, è quasi una risposta a tutto quello che abbiamo appena attraversato.

La musica diventa salvezza, fuga, identità. Le chitarre di Hunter e Wagner si alzano e sembra che Lou Reed stia dicendo che, nonostante tutto, c’è ancora una cosa capace di farci sentire vivi: il rock’n’roll.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui mi sono innamorato di questo disco.

Perché ascoltandolo e ri-ascoltandolo, attraverso emozioni diverse senza mai avere la sensazione di essere arrivato davvero alla fine. Prima la meraviglia, poi l’inquietudine, la rabbia, la malinconia e infine quella straordinaria sensazione di libertà. Rock ’n’ Roll Animal non era semplicemente il primo live di Lou Reed che ascoltavo. Era il primo che mi faceva capire quanto un disco potesse diventare un’esperienza personale.

E ancora oggi, quando sento partire le prime note di “Intro / Sweet Jane”, non penso soltanto a Lou Reed, penso a quella “prima volta” e poi capisco che è quasi come quando ho fatto l’amore la “prima volta”, a quella sensazione di aver scoperto qualcosa che ti fa viaggiare e tremare allo stesso tempo.

E quando alla fine arriva “Rock & Roll”, con quelle chitarre che sembrano incendiare tutto, provo ancora la stessa emozione, quella di allora, quella che mi fece pensare, per la prima volta: “Ecco, questo è il mio rock’n’roll.” E vi assicuro che certi amplessi sonori hanno un risvolto...ne cerchi un altro.... ma sempre Rock!