mercoledì 30 settembre 2026

Amare l’alieno, amare il diverso

Amare l’alieno, amare il diverso, amare ciò che percepiamo come estraneo. In “Loving The Alien” di David Bowie c’è tutto questo …ed altro

Loving the Alien è uno dei brani più suggestivi e malinconici di David Bowie, pubblicato nel 1984 nell’album Tonight.È una canzone costruita attorno al tema della religione, del conflitto e dell’alterità. Bowie riflette su come gli esseri umani abbiano spesso bisogno di creare un “alieno”, un diverso, un nemico da cui difendersi o che permetta di dare un senso alle proprie paure.

L’“alieno” del titolo non è quindi necessariamente un extraterrestre: è soprattutto l’altro, colui che viene percepito come estraneo e “diverso”.Musicalmente il pezzo ha un’atmosfera quasi ipnotica e sacrale. Le tastiere e l’arrangiamento elettronico costruiscono uno spazio sonoro sospeso, mentre la voce di Bowie alterna distacco e partecipazione emotiva. Il risultato è particolare: sotto una produzione tipicamente anni Ottanta rimane una canzone profondamente inquieta e introspettiva. Nella versione live in acustico, che vi proponiamo in fondo a questo nostro articolo, eseguita insieme al chitarrista Gerry Leonard, la stessa è tratta dalla tappa a Dublino (22-23 novembre 2003) del Reality Tour del 2003 che ebbe tra l’altro anche una tappa in Italia, il 23 ottobre 2003.Uno degli aspetti più interessanti è il contrasto tra il verbo “loving” e “alien”: amare ciò che percepiamo come estraneo. È quasi una contraddizione deliberata. Bowie sembra interrogarsi sulla possibilità di accettare l’alterità invece di trasformarla in qualcosa da combattere.Il brano è anche legato alla riflessione di Bowie sulle guerre combattute in nome della religione. L’immaginario religioso attraversa il testo, ma non in maniera celebrativa: viene utilizzato per mostrare come convinzioni e identità possano diventare strumenti di separazione.In questo senso, Loving the Alien è una delle canzoni di Bowie in cui l’idea dell’“alieno” assume un significato particolarmente umano: l’estraneo siamo noi quando guardiamo qualcuno che non comprendiamo.

Il Testo:

L’immagine iniziale: il Mediterraneo e la guerra: La canzone si apre con immagini che evocano un paesaggio mediterraneo, ma subito questo scenario viene contaminato dalla violenza e dalla memoria dei conflitti. Bowie mette insieme bellezza e guerra: un luogo che potrebbe rappresentare civiltà, religione e storia diventa anche il teatro di scontri interminabili.È importante perché introduce uno dei temi centrali: gli esseri umani continuano a combattersi per identità e convinzioni che percepiscono come assolute.Religione e conflitto: Nel testo compaiono riferimenti alla fede e alle guerre combattute in suo nome. Bowie non sembra interessato a stabilire quale religione abbia ragione, piuttosto, osserva un meccanismo umano: quando una persona considera la propria visione del mondo assoluta, chi appartiene all’altra parte può trasformarsi in un nemico. La religione diventa quindi anche una metafora dell’identità contrapposta: noi - loro, conosciuto – sconosciuto, fede propria - fede dell’altro.Chi è l’”alieno”?: Qui arriviamo al cuore della canzone, l’“alien” non deve essere interpretato semplicemente come un extraterrestre, è soprattutto l’estraneo, è qualcuno che non appartiene al nostro gruppo, alla nostra cultura o alla nostra concezione del mondo.La genialità del titolo sta nel verbo “loving”: Bowie accosta l’amore a ciò che normalmente viene percepito come estraneo o minaccioso e la domanda implicita diventa: possiamo amare ciò che non comprendiamo?E, ancora più radicalmente: possiamo smettere di avere bisogno di un “alieno” contro cui definirci?Il paradosso dell’amore: il ritornello ha un carattere quasi ossessivo. L’idea dell’amore ritorna mentre il testo continua a parlare di separazione, paura e conflitto. Questo crea un paradosso molto bowiano: l’umanità desidera l’unione, ma contemporaneamente costruisce continuamente divisioni.L’amore verso l’“alieno” può quindi essere letto come una forma di apertura verso l’alterità .Non significa necessariamente approvare tutto ciò che è diverso da noi. Significa riuscire a riconoscere l’umanità dell’altro senza trasformarlo automaticamente in una minaccia. Il tempo e la memoria: Un altro elemento importante è il senso di ripetizione storica; la canzone non parla soltanto di un conflitto specifico. Guarda alla storia come a qualcosa in cui gli stessi schemi sembrano ripetersi: fede, paura, appartenenza, guerra. Ed è proprio questo che rende il brano malinconico. Bowie sembra suggerire che il problema non sia soltanto chi combatte contro chi, ma il meccanismo attraverso cui gli esseri umani continuano a creare categorie di “noi” e “loro”.Ma perché la canzone è così malinconica? La musica contribuisce enormemente al significato. L’arrangiamento di Tonight appartiene alla fase più pop e accessibile degli anni Ottanta di Bowie, ma Loving the Alien conserva qualcosa di oscuro, solenne e inquietante.La voce non interpreta il testo come un manifesto politico urlato. Al contrario, sembra quasi contemplare una tragedia già avvenuta. Ed è questo contrasto a renderla particolare: la musica è seducente, mentre ciò di cui parla è profondamente inquietante.Il significato complessivo potrebbe essere quello di guardare all’alieno non necessariamente come qualcuno che viene da un altro pianeta. È la persona che abbiamo deciso di considerare “altra” da noi.Bowie porta questa idea dentro un immaginario fatto di religione, guerra, storia e Mediterraneo. E il titolo propone una soluzione apparentemente impossibile: amare ciò che normalmente ci induce a separarci.È una canzone sul conflitto, ma ancora di più è una canzone sulla necessità psicologica di creare un “altro”, un po’ come ha sempre fatto lui creando le migliaia di personaggi a cui ha dato corpo e voce da Ziggy Stardust in poi….E c’è una cosa molto interessante: Bowie aveva già esplorato per tutta la sua carriera il tema dell’estraneo — l’alieno, il diverso, l’essere fuori posto. Qui però l’idea diventa meno fantascientifica e molto più umana e politica: l’alieno siamo noi stessi quando smettiamo di riconoscere l’altro come simile a noi.