giovedì 14 maggio 2026

"Terra Vergine" il primo disco di inediti del poeta, filosofo e cantautore Alessandro Serra.


Si intitola “Terra Vergine” il primo disco di inediti del poeta, filosofo e cantautore Alessandro Serra. Disco che corre parallelo al libro di poesie edito da Abrabooks dal titolo “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese”. 100 poesie e 10 tappe di unico viaggio della coscienza. Un libro di poesie, un disco di canzoni.
In un mondo come quello contemporaneo che ci costringe a fruire delle cose in modo veloce e superficiale questo progetto è pensato per chi vuole rallentare e vuole ritornare sulle cose e farlo da più punti di vista e canali.
Il titolo “Terra vergine” evoca uno spazio di apertura e riconfigurazione costante: ognuno di noi ha una comfort zone, una terra battuta e conosciuta con cui ci identifichiamo facilmente, ma al contempo l’incontro con l’inatteso ci suggerisce un’altra parte di noi sempre nuova ed esordiente come costante possibilità di ritornare terreno fertile. Riconfigurare, nuove prospettive, altri punti di vista con cui guardare se stessi e la vita che ci circonda. Ecco cos’è e cosa vuol essere Terra vergine.
A voi una raccolta di poesie pensata in sinergia con l’omonimo album di brani inediti. Ogni canzone ha il titolo di uno dei dieci capitoli di questo libro, ogni canzone è una tappa del viaggio. Ognuna di queste custodisce dieci poesie. Nello scorrere le pagine e la lettura, ritroveremo i titoli dei brani come indizi sparsi, punti cardinali per orientarci dentro un percorso spirituale: le parole come caleidoscopi che, cucite assieme, ci regalano quella visione d’insieme diversa, prospettive diverse…

A ciò si aggiunge il fantastico libro sempre di Alessandro Serra dal titolo "Terra Vergine". 

100 poesie e 10 tappe di unico viaggio della coscienza. In ognuna di queste tappe c’è qualcosa da imparare e qualcosa da lasciar andare: si parte dalla prigione invisibile dello scacchiere sociale in cui noi ci chiudiamo in un’identità che non ci rappresenta (“Scacco matto”), fino alla liberazione dello sguardo dell’astronauta, colui che si è così tanto emancipato dal mondo da averlo in custodia (“Astronauti”).

Scrivere una poesia o una canzone è stato sempre come un'affezione, un evento che accade e ti modifica, una testimonianza dei fenomeni carsici della psiche. Ciò che un autore scrive non è mai proprietà dell'autore stesso: diventa di tutti e per ognuno – compreso lo stesso autore – consiste in ciò che la parola fa nascere dentro. I versi scritti non sono orpelli, ma si comportano come eventi nella propria esistenza, lasciano una traccia che non possiamo far altro che seguire, come si segue un sentiero, come una bimba segue con entusiasmo una novità. Il viaggio parte dalla prigione invisibile dello scacchiere sociale ed esistenziale: qui l’individuo subisce uno scacco matto a partire da regole che atrofizzano la coscienza; il rischio di non dire nulla che non sia già scritto e di restare in un loop in cui si finisce a fotocopiar la vita cantando la filastrocca del padrone è molto alto. Ma è in questo rischio, in questa storia d’ombra, che il proprio incanto mancato inizia ad intravedersi. A volte ci sentiamo come fuochi d’artificio un istante dopo lo scoppio, ossia dopo aver compreso che la propria luce è stata in realtà funzionale ad una costellazione artificiale ed è così subito svanita: ma non c’è da perdersi d’animo in quanto è proprio da questa consapevolezza che può nascere l’inizio del risveglio.